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La complessità dell’intelligenza

Pet for life non può restare in silenzio difronte ai tragici eventi accaduti nelle ultime ore in merito ai quali si sta raccontando di atti di aggressione e violenza di animali contro un essere indifeso e puro come un bambino.

Noi ci occupiamo di animali domestici, di come migliorare la loro vita e soprattutto di come migliorare la convivenza e il rapporto uomo-animale. Non siamo qui per giudicare, anche perché non ci è dato sapere dei particolari dell’evento da poter esprimere un giudizio critico in merito ad esso. Il nostro pensiero viaggia su un strada obiettiva e di conoscenza medico scientifica che ci garantisce qualche certezza.

Parliamo di due mondi diversi, quello umano e quello animale, nei quali, nel corso dell’evoluzione della propria rispettiva specie, ognuno ha sviluppato dei propri specifici codici di comunicazione.

Gli animali, in questo caso i cani, sono esseri viventi dotati di una propria intelligenza e conoscenza data, in primis dall’imprinting materno, acquisito nei primissimi mesi di vita e successivamente arricchito dall’ambiente circostante in cui l’animale vive. Attraverso dei processi sensoriali, emozionali, cognitivi e sociali l’animale impara a conoscere e ad acquisire dei codici di comportamento che lo accompagneranno per tutto il resto della sua vita.

Ma questo non basta, ci sono i così detti “linguaggi non verbali”, legati alla mimica facciale, alla postura del corpo, della coda, delle orecchie, attraverso i quali l’animale comunica qualcosa ai suoi simili e ai suoi non simili, come ad esempio l’uomo, con cui vive in stretta relazione.

È di fondamentale importanza imparare questi linguaggi, in modo da poter comunicare con l’animale, qualunque sia la razza che ognuno sceglie di portarsi a casa propria. Imparare i loro segnali non è importante solo per la gestione delle situazioni di pericolo ma anche per capire le loro necessità quotidiane.
Ad esempio, controllare il loro stato di salute è un dovere di ogni proprietario, in quanto, molto spesso, si riscontrano atteggiamenti “strani” o “diversi” dal solito in animali in cui sono state successivamente diagnosticate patologie organiche latenti. Ma questo non basta.

Le esigenze e i bisogni fisici, comportamentali ed emotivi del proprio animale vanno rispettati e soddisfatti in quanto esseri viventi. Non si tratta di semplice e banale buonismo o moralismo, ma solo di un uso corretto dell’intelligenza, citando al riguardo una sua definizione dal dizionario:
“Complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare, e che lo rendono insieme capace di adattarsi a situazioni nuove e di modificare la situazione stessa quando questa presenta ostacoli all’adattamento; propria dell’uomo, in cui si sviluppa gradualmente a partire dall’infanzia e in cui è accompagnata dalla consapevolezza e dall’autoconsapevolezza; che è riconosciuta anche, entro certi limiti agli animali, specialmente mammiferi (per es., scimmie antropomorfe, cetacei, canidi)”.

Se veramente l’uomo ritiene di essere l’animale tra tutti più evoluto, impariamo a riconoscere e rispettare questi limiti.

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